Fattoria Cigliano di Sopra

Il Castello di Cigliano fa parte della frazione di Cigliano di Sopra  comprendente , ospita la Villa del Cigliano storica  e altra villa in posizione superiore definita“Villa di Agenzia detta Villa  di Sopra”. nel rogito di vendita per Notaro Falleri dalla nobil donna Marchesa  Ortensia Riccardi del Vernaccia in Ricci  a Michele del fu Antonio  Marini  del 23 agosto  1872 .

La Villa di Cigliano è ubicata su di una collina adombrata da un parco secolare di lecci,cipressi e pini che scende quasi a picco su di uno sprone dove si riuniscono due fiumi, il Pieve e il Greve.

Su questa collina la famiglia Bardi, potentissima per il numero considerevolissimo di ricchezze e dei suoi componenti, possedeva nel secolo XIV un importante complesso formato da tre ville, alcune case e poderi e realizzato secondo l’esigenza dei tempi a guisa di castelletti o palazzi fortificati. Il contesto tipicamente agricolo – collinare assumeva già in età Etrusca un ruolo rilevante per il suo assetto viario, permettendo a Firenze di svolgere i suoi commerci con Siena e Volterra.

Il paesaggio del Periodo Romano è caratterizzato dalla presenza di “Villae” risalenti al I sec. a.c., veri e propri centri commerciali attorno ai quali si strutturava la produzione agricola del territorio. In epoca medievale sorsero molti castelli, borghi e prevalentemente sulle colline e collegati da un’efficiente rete stradale. In una carta risalente al 1059 in zona di Cigliano si riscontra la presenza del castello del Cigliano, con le pertinenze e la Chiesa di San Zanobi, oratorio della chiesa di Faltignano. Di detta antica cappella di San Zanobi al Cigliano, oratorio nel popolo di Faltignano, situata tra la Villa del Cigliano già castello del 1059,e la Villa di Sopra, non compare citazione in nessun documento erariale prima del 1650 quando il Canonico Carlo dei Bardi ( le cui insegne sono risultano nella campana ancora a servizio del piccolo campanile a vela) la lasciò, unitamente al resto della avita proprietà, allo Spedale fiorentino di San Paolo dei Convalescenti.

Queste proprietà poste nel popolo di S.Stefano a Petriolo annesso di San Bartolommeo in Faltignano, Comunità di S, Casciano rimasero in possesso della famiglia Bardi per quasi tre secoli, finché nell’anno 1650 passarono allo Spedale di San Paolo dei Convalescenti poi soppresso e confluito nel Regio Spedale di Santa Maria Nuova che nell’anno 1750 allivellò la Villa del Cigliano con tutti gli annessi a Frencesco Fenzi, consigliere finanziario del Granduca Pietro Leopoldo I di Toscana che, nell’anno 1782 con Pubblico istrumento Notaio Figlinesi segnato sotto 178 riscattò i beni ottenendone la proprietà dominicale e superficiaria. Da Fenzi Francesco la villa del Cigliano con i poderi ed i fabbricati passò poi nell’anno a Jacopo Orazio Fenzi e poi nell’anno 1793 a Emanuele Fenzi imprenditore fondatore nell’anno 1821 della Banca Fenzi anche detta Cassa di Sconto Dai Fenzi la Tenuta del Cigliano passò ai Riccardi del Vernaccia famiglia che deve il proprio nome alla storiografia qui di seguito riportata. Matteo Caccini ( 1573-1540) sposa nell’anno 1625 Ortensia di Donato Acciaioli nasce Domenico Caccini (1630- 1688) che sposa Selvaggia di Piero da Verrazzano nascono Matteo Caccini ( +1717) Francesco Caccini, padre Domenicano( 1680 –1748) e Ortensia Caccini (1684- 1753) Nell’anno 1704 Ortensia Caccini sposa Giovan Vincenzo del Vernaccia di Ugolino nascono Ugo Antonio Del Vernaccia detto ,come il nonno Ugolino ( +1794) e Domenico Maria Nell’anno 1789 Ortensia di Ugolino del Vernaccia sposa Vincenzo Riccardi (1767- 1832), ( Ortensia muore di parto nel dare alla luce Francesco) e Vincenzo sposa in seconde nozze Anna Strozzi Nasce Francesco Maria che in seguito alla morte di parto della madre unisce al cognome del padre Riccardi quello della madre Del Vernaccia ( tant’è che sulla facciata del giardino di sopra della Villa del Cigliano vi è lo stemma che unisce la chiave dei Riccardi allo stambecco dei Del Vernaccia) Francesco Maria Riccardi del Vernaccia (1794-1863) sposa Teresa Feroni e muore nell’anno 1863 lasciando la tenuta del Cigliano alla figlia Ortensia Maria Riccardi Del vernaccia che, andata in isposa al marchese Giacomo Ricci di Macerata e trasferitasi nelle Marche vendè la tenuta a Michele Marini nell’anno 1872 Come risulta dalla storiografia sopra riportata a Fracesco Maria Riccardi Vernaccia succedè la figlia Ortensia che poi cedette a Michele Marini Al Marini Michele succedono i figli Marini Adele ed Isolina che successivamente vendono a Devoti Remo cui succedono i figli Devoti Domingo e Haydee che alla morte del fratello resta unica proprietaria ed alla cui morte ab intestato in data 22 gennaio 1939 succedono vari cugini che nell’anno 1941, con atti ai rogiti del notaio Lapo Lapi vendono, ciascuno per i propri diritti ai coniugi Migone Niccolò di Eugenio e Ada Lazzeri di Pietro.

A Migone Niccolò succedè nell’anno 1949 la moglie Ada ed alla di lei morte le figlie Annetta e Tecla che nell’anno1985 costituirono la società semplice ancora proprietaria dei beni I Marchesi del Vernaccia nella proprietà che fu dei Bardi ed il cui stemma con le aquile fu ritrovato sotto una aiuola nel giardino dove ancora è custodito un frammento, effettuarono grandi lavori realizzando la vasta stanza detta stanzone per il ricovero invernale dei limoni, la conseguente scala a tenaglia in luogo di quella più antica che non avrebbe permesso l’ampliamento della porta della limonaia. Realizzarono poi la grande cisterna sotto la villa per la raccolta dell’acqua piovana collegata con la vasca nel giardino e con l’allora sottostante orto ( è ancora visibile l’impianto idrico settecentesco), modificarono la cucina prevedendo un nuovo ingresso sul giardino e costruirono l’ala l nuova della fattoria detta “Villa di Sopra.

I Riccardi del Vernaccia aggiunsero altri beni e costituirono una fattoria assai vasta e provvista di cospicua rendita , costituita di nove poderi, due palazzi e la cappella di San Zanobi. Tutti gli edifici facenti parte di questo complesso vennero collegati da una rete viaria che, partendo dalla cappella di Zanobi, permetteva alle carrozze di poter raggiungere il Castello e tutti gli edifici nel medesimo compresi , in modo da rendere più agevole sia il trasporto delle persone che dei prodotti agricoli. Questi percorsi attraversavano anche il vasto parco di lecci e cipressi che circonda la villa del Cigliano , caratterizzato da una folta vegetazione. Attualmente l’antico Castello di Cigliano si è trasformato in un edificio ad uso di dimora padronale, denominato Villa di Cigliano. Tale edificio ha assunto le caratteristiche nel tempo architettoniche di un edificio con elementi rilevanti dal punto di vista architettonico e storico – artistico, riconducibili al periodo del tardo Seicento inizi del Settecento d è in parte visitabile dai turisti . La villa è costituita da un corpo principale che si sviluppa su due piani fuori terra sul lato nord e su tre piani nel lato sud. Al pian terreno troviamo vari locali tra cui due sale di grandi dimensioni, nella prima sono collocati nei soffitti affreschi di buona fattura, raffiguranti elementi rupestri e animali quali uccelli e piante tipiche della vegetazione locale. Oltre questi ambienti il piano nobile accoglie nei locali a livello del giardino lato sud una tipica cucina di fine Seicento inizi del Settecento, all’interno della quale è collocato un antico focolare con relativa cappa realizzata con materiali risalenti all’antica produzione di metallo e pietra tipici delle botteghe di fabbri di Val d’Elsa: in detto locale vengono ricevuti i visitatori e gli ospiti per le registrazioni e per gli assaggi dei prodotti del Catello La villa si eleva di tre paini fuori terra nel prospetto sud e di due in quello nord. Il lato sud comprende un giardino all’italiana di impianto settecentesco collegato al piano nobile da una scala cd a tenaglia risalente agli ultimi anni del XVIII secolo.

Nel giardino di sopra sono presenti particolari aiole a forma di goccia sormontate da un grande berceau settecentesco in ferro ghisa edificato sulle rovine di un precedente torrino dell’antico castello del Cigliano. Tutto il complesso è “abbracciato” dal parco recante l’antico accesso ai fabbricati e riportato, con tutta la sua viabilità, nella rappresentazione catastale ottocentesca della Villa del Cigliano come risulta dalle planimetrie dell’epoca dove è indicata nominata e raffigurata la Villa del Cigliano ed il parco. All’interno di questo complesso di edifici sono collocate anche tre case coloniche con originaria funzione di casa agricola.

Quella a nord ha uno schema costruttivo che vede il corpo centrale coperto a doppio spiovente, animato da loggia e porticato decorato con capitelli in cotto, serrato ai lati con due forti torrette colombaie che la sovrastano. Il paramento murario è realizzato prevalentemente in cotto e anticamente l’antica facciata si presentava con colori di una tonalità accesa e vibrante, d’impronta inconfondibile quale la composizione decorativa delle facciate in bianco e rosso, delle coperture e di altri elementi presenti in facciata. Attualmente nel piano terreno vi è l’antica Tinaia con contenitori acciaio Inox per la conservazione del vino prodotto dalla fattoria di Cigliano di Sopra.

L’edificio adiacente alla villa era adibito a casa del fattore ed infatti definito nel rogito Riccardi/ Marini villa di agenzia. La facciata si presenta con un profilo architettonico tipico della metà del Settecento e caratterizzato dalla presenza di un’antica meridiana ben conservata e da elementi architettonici quali i cornicioni e architravi in pietra. Nella meridiana vi è un riferimento al progettista della facciata o più verosimilmente, di un suo restauro ottocentesco, che è l’architetto Emilio de Fabbris, lo stesso che disegnò il paramento marmoreo del Duomo di Firenze Nel suo interno troviamo una serie di ambienti collegati da un unico corridoio ceco, alle cui estremità sono collocati gli antichi gabinetti, ancora ben conservati. Queste stanze sono caratterizzate da elementi decorativi riconducibili alle dimore di campagna del periodo settecentesco e riferiti, con ogni probabilità al primo periodo di proprietà Riccardi del Vernaccia. Al piano interrato troviamo la cantina storica con soffitti a volta e vecchie botti del XVIII secolo, attualmente ben conservate ed in parte utilizzate e visitabili dagli ospiti dell’agriturismo e dagli amanti del vino. Infine al piano superiore troviamo una serie di piccoli ambienti adibiti a stanze per la essicazione dei grappoli d’uva per il vinsanto e per la stesa delle olive . All’interno del complesso troviamo, come sopra riferito, la cappella di San Zanobi al Cigliano La prima notizia della chiesa risale al 19 febbraio 1371, quando Nicola didietro ne fu letto rettore da patroni Bardi, proprietari del castello del Cigliano, a testimonianza di una certa autonomia mantenuta sino al XVII secolo, quando fu traslata la sede della parrocchia di Petriolo. Nell’anno 1770 quando i beni erano allivellati al sig. Francesco Fenzi la cappella fu beneficiata di un legato per celebrarvi messe.

La chiesa del Cigliano appare attualmente nella sua redazione settecentesca come un semplice locale ad aula unica di proporzione rettangolare , in muratura intonacata di proporzioni slanciate e copertura a tetto con due falde con capriata centrale. La facciata si presenta con forme lineari con elementi sobri ed eleganti tipici degli oratori gentilizi delle antiche dimore patronali del contado fiorentino e con una particolare finestra sovrastante la porta del tipo cd a campana. Su prospetto tergale ad occidente, sul qual sorge un tardo campaniletto a vela,si può notare un bel portale romanico,segno che l’orientamento è stato invertito. Il vano è è completamente definito di conci di arenaria, sui piedritti poggiano due mensole convesse che sostengono un robusto architrave spezzato a metà. L’arco, riferibile all’inizio del XIII secolo, è a tutto sesto estradossato e i cunei mostrano tracce di lavorazione ad accettino, insieme a quelle della picchettatura per far aderire l’intonaco barocco.

La muratura circostante è costituita da ciottoli di fiume disposti a filaretto ed è contenuta agli spigoli da conci di pietra arenaria a calcare, come su tutto il fianco meridionale ,mentre su quello settentrionale si sviluppa la casa canonica in mattoni con aperture databili al XIV-XV secolo. All’interno della chiesa troviamo un altare in pietra ed inoltre piccole sedute in legno decorato degli inizi del Settecento tipiche dell’arredo religioso di quel periodo storico. Inoltre al suo interno sono collocati antichi lampadari in ferro con le caratteristiche merlature e ricami tipici dell’artigianato fiorentino e griglie per far seguire le funzioni ai nobili senza venire a contatto con le altre persone A completamento del complesso troviamo la ex canonica rappresentata principalmente dal corpo principale su due piani fuori terra ed un seminterrato (l’antico forno), al quale con interventi succedutisi nel tempo, si è cambiata la destinazione da abitazione del cappellano ,in ipotesi del Canonico Carlo dei Bardi, a civile abitazione ed ora ad alloggio agrituristico.

Al piano terra del corpo principale si trovano una serie di locali, con antichi camini e con pavimenti in cotto , in una delle stanze sempre al piano terra l’antica stalla con la mangiatoia con il pavimento in lastre di pietra pure adibito ad agriturismo . Un altro edificio di piccole dimensioni completa la serie di locali del complesso, di medie proporzioni e con destinazione a civile abitazione, un edificio composto da un appartamento di quattro locali ex granaio con un’ampia sala al piano terra e una cucina e bagno, al primo piano una sala con un antico camino e camere con arredi ottocenteschi e servizi definita nella planimetria a corredo del rogito Figlinesi di acquisto di Francesco Fenzi casa da lavoratore .